Italiano

Locutiones infernales

Un viaggio tra i 10 gironi danteschi della lingua italiana

Quest’anno ricorrono i 700 anni dalla morte di Dante. Nella grande eredità linguistica che ci ha lasciato vi sono alcune espressioni e modi di dire che ancora oggi vengono utilizzati nel linguaggio comune.

Per esempio ricordiamo nell’Inferno dantesco:

Lasciate ogni speranza voi ch’entrate

Vi sarà capitato tantissime volte di sentire qualcuno pronunciare, simpaticamente, davanti alla scuola questa frase. Quest’espressione la troviamo nel v. 9 del Canto III scritta sull’architrave della porta di ingresso dell’Inferno per ammonire che quel luogo di pena è eterno, creato dalla giustizia divina per punire i peccatori. Una scritta che introduce Dante e Virgilio nel regno del male e del dolore dove soffrono le anime senza più speranza di salvezza.

Oggi l’espressione viene utilizzata allegoricamente per indicare l’entrata in un ambiente ostico e disagiato.

Stai fresco

Quest’espressione è presente nel v. 117 del Canto XXXII (“là dove i peccatori stanno freschi”) nel quale Dante e Virgilio si trovano sul bordo di un immenso lago ghiacciato, Cocito, dove sono conficcati i dannati: dal ghiaccio emerge solo la testa. Dai loro occhi fuoriescono lacrime che cadendo si condensano, e i loro denti battono per il freddo.

Oggi “Stare freschi” è un modo di dire che si usa per indicare qualcosa non accadrà mai e che è inutile aspettare.

Galeotto fu…!

È presente nel v. 137 del Canto V dell’Inferno (“Galeotto fu ‘l libro e chi lo scrisse”) dove il poeta sottolinea il ruolo di intermediario avuto dal libro nella relazione tra Paolo e Francesca, riferendosi allo stesso ruolo avuto da Galehaut nell’amore tra Lancillotto e Ginevra.

Al giorno d’oggi ci si avvale di questa frase per sottolineare la causa scatenante di una qualsiasi situazione che non dipende da noi.

Senza infamia e senza lode

È presente nel Canto III dell’Inferno dove Dante si serve dell’espressione, con accezione negativa, per indicare gli ignavi, persone che in vita non hanno saputo scegliere, hanno lasciato scorrere la loro esistenza e adesso per la legge del contrappasso sono pungolati da insetti fastidiosi e costretti a inseguire un vessillo anonimo.

Oggi usiamo l’espressione per definire qualcosa che non è degno di nota, né in bene né in male, conferendole, senza dubbio, un’accezione più “neutra” rispetto a quella dantesca.

Non ragioniam di loro, ma guarda e passa

Ed è sempre al girone degli ignavi che dobbiamo un’altra espressione ormai di uso comune: proprio a causa della natura non degna di nota di tali peccatori, Virgilio suggerisce a Dante di non curarsi di loro, ma di continuare nel cammino. Non ragioniamo di loro, ma guarda e passa (Canto III, v. 51) si utilizza per quelle situazioni (o persone o cose) per cui non vale la pena perder tempo.

Fa tremar le vene e i polsi

Usata per riferirsi a qualcosa che causa molta paura, quest’espressione riprende le parole di Dante nel Canto I (v.90) dell’Inferno, quando egli in mezzo alla selva oscura incontra una lupa, simbolo di avidità, che convince il poeta che le sole sue forze non sono sufficienti; non gli resta dunque che ritornare sul cammino faticosamente percorso, verso la notte del peccato.

Non mi tange

Utilizzata oggi col significato di “non mi interessa” o “non mi importa” deriva dal Canto II v. 92 ed è pronunciata da Beatrice che rivolgendosi a Virgilio dice che, in quanto creatura di Dio, è estranea alla sofferenza, al mondo del peccato e alle fiamme dell’Inferno.

Cosa fatta capo ha

È un modo di dire che proviene da una frase pronunciata da Mosca Dei Lamberti nel Canto XXVIII (v.107) col significato di “Cosa fatta non può disfarsi; cosa fatta riesce ad un capo, ad un fine, ad un effetto, qualunque poi questo sia; basta che la cosa sia fatta, senza pensare alle conseguenze”.

Oggi indica che un’azione quando viene compiuta ha sempre un fine o uno scopo.

Fatti non foste a viver come bruti

Invita a comportarsi in modo appropriato in base alla situazione in cui ci si trova, a non atteggiarsi come bestie ma seguire la “virtute e canoscenza”. L’espressione si trova nel v.118-120 del Canto XXVI e viene detta da Ulisse che incita i suoi compagni a seguirlo nell’impresa di attraversare le colonne d’Ercole (stretto di Gibilterra), considerate allora il confine del mondo.

Il bel Paese

Non ci stiamo riferendo al formaggio della Galbani… ma alla nomea con cui è conosciuta l’Italia in tutto il mondo.

Questo termine si trova nel Canto XXXVIII al v. 80 (“del bel paese là dove ‘l sì suona”) nell’invettiva di Dante contro Pisa, teatro, come tutti i comuni di Italia, di lotte faziose.

Barbara Gemelli

Mi chiamo Barbara e ho 16 anni. A prima vista posso sembrare molto timida, ma in realtà sono la persona più solare e vivace di tutte. Amo scattare fotografie, stare in compagnia dei miei amici, disegnare, viaggiare e ascoltare la musica: cerco sempre di andare oltre il significato immediato delle parole e capire quali emozioni o messaggi ha voluto trasmettere il cantante. Questo non solo per quanto riguarda le canzoni, in generale mi piace notare i dettagli che gli altri non vedono, capire a fondo le persone e tutto ciò che mi circonda. Anche per questo cerco sempre di informarmi bene su tutto ciò che accade intorno a me.
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