Attualità

La tempesta è passata ma tante le ferite

La devastazione del ciclone Harry

Negli ultimi giorni un evento atmosferico eccezionale ha colpito l’intera Sicilia, in particolar modo quella orientale, insieme alla Sardegna e alla Calabria: il ciclone Harry, una perturbazione molto intensa che ha portato vento forte, piogge torrenziali e mareggiate violentissime, causando devastazioni importanti sulle infrastrutture e sulle attività turistiche e commerciali della costa.

Il ciclone Harry, però, non è stato solo un evento meteorologico eccezionale: per Santa Teresa di Riva, Furci Siculo, Nizza di Sicilia, Letojanni e tutta la Riviera Ionica è stato uno shock profondo, una ferita che resterà aperta ancora per molto tempo. Le immagini delle strade invase dall’acqua, del mare che ha superato ogni limite e delle attività distrutte raccontano solo in parte ciò che stiamo vivendo davvero.

Angoscia: è questa la sensazione che proviamo adesso tutti noi. Un’angoscia pressante nei cuori di ognuno di noi nel vedere i nostri cari paesi a pezzi, distrutti dalla potenza indomabile del mare che tanto amiamo. Insignificanti di fronte questa disgrazia, piccoli come le pietruzze delle nostre spiagge, guardiamo questa rovinosa catastrofe, consapevoli di essere niente a confronto della furia tempestosa delle onde che ci hanno tolto via tutto.

La mattina del 21 Gennaio, dopo il tragico evento, il cielo si era schiarito, ma non i nostri volti, cupi di terrore per il futuro dei nostri paesi, perché quello che è successo è una vera e propria tragedia, anche se molti fanno finta di non capirlo. Non ci sono state vittime, ed è una fortuna immensa, ma questo non cancella il dolore. I nostri paesi vivono di mare, di turismo, di lavoro stagionale: vedere tutto questo distrutto significa vedere messo in discussione il nostro domani.

La nostra scuola, il Liceo “Caminiti-Trimarchi” di Santa Teresa di Riva, ad oggi si trova in una situazione di grande incertezza: non sappiamo quando e come torneremo a scuola, non sappiamo se e quando la normalità potrà riprendere. Per noi studenti questa non è una semplice “chiusura temporanea”, ma un’angoscia quotidiana che si aggiunge a tutto il resto.

Eppure, mentre qui contiamo i danni e cerchiamo di rialzarci, dai media nazionali e da molte voci del Nord, soprattutto sui social media, arriva indifferenza. La sofferenza del Sud viene spesso minimizzata, raccontata come un problema secondario. La televisione passa oltre, il governo tarda a dare risposte concrete e noi restiamo con l’amara sensazione di essere cittadini di serie B.

Per questo scrivere di ciò che sta accadendo oggi è necessario: non per cercare pietà, ma per chiedere attenzione, rispetto e interventi reali, perché non si può parlare di ripresa senza ascoltare chi vive ogni giorno questo territorio.

Il Sud non chiede favori: chiede solo di non essere dimenticato.

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