Musica

La Sad: una band futurista

Quando una società si ferma all’apparenza

La Sad, gruppo musicale italiano composto da Theo (Matteo Botticini), Plant (Francesco Emanuele Clemente) e Fiks (Enrico Fonte), ha suscitato molto scalpore nelle ultime settimane a seguito della partecipazione al 74esimo Festival della canzone italiana. Cosa è accaduto? Andiamo un attimo indietro nel tempo per ricostruire, con precisione, gli eventi.

Il 3 dicembre 2023 sono stati ufficializzati i concorrenti di Sanremo 2024 e questo gruppo, come tanti altri, è stato scelto dal Direttore artistico Amadeus. Successivamente il Codacons, il Coordinamento delle Associazioni per la difesa dell’ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori, dopo aver appreso la notizia ha chiesto l’esclusione della band dal Festival perché ritenuta offensiva nei confronti delle donne. Questa richiesta è stata pubblicata dal Codacons e dall’Associazione Utenti dei servizi Radiotelevisivi che hanno denunciato la Rai e Amadeus stesso perché “Un Paese che si commuove per Giulia Cecchettin non può applaudire brani offensivi nei confronti delle donne”.

Dopo questa vicenda, molti Italiani hanno attaccato questo gruppo musicale desiderando l’esclusione della band dalla Festival. Un accanimento che è rimasto vivo, inalterato per tutta la durata della kermesse. Il motivo, però, è più complesso di quanto sembra. Alcune persone, infatti, hanno deciso di non ascoltare il testo della canzone presentata da La Sad, ma si sono concentrati, principalmente, sull’aspetto fisico del gruppo. I tre ragazzi sono stati giudicati per il loro modo di vestire, i capelli colorati e i tatuaggi. Tre ragazzi che volevano solo divertirsi e far conoscere la propria musica a tutti sono stati, soltanto, sommersi dalle critiche. La gente, come sempre, si è fermata all’apparenza. Pochi hanno colto l’importanza della loro canzone: molti si aspettavano urla, strumenti distrutti; altri non si aspettavano niente se non il nulla e, invece, ciò che rimane alla fine dell’esibizione è il vuoto.

La canzone si intitola “Autodistruttivo” e in parte il titolo parla da solo. Il brano tratta delle difficoltà della vita e di come sia importante provare a superarle per sentirsi vivi, anche quando si rischia di farsi solo del male. Racconta proprio la sensazione che fa da sfondo a tanti altri testi della band, ovvero il forte disagio che si prova nei confronti della società e nel rapporto con altre persone. Lo stesso gruppo ha dichiarato che

è un brano crudo, che ha il gusto agrodolce delle lacrime ma con uno spiraglio di luce perché c’è sempre un filo di speranza”

Si parla di una famiglia divisa che non si prende cura del proprio figlio, di una mancanza di vere guide in ambienti quotidiani come la scuola, di relazioni tossiche che come dicono gli artisti “spaccano il cuore a metà”. Queste situazioni sono all’ordine del giorno nella vita di tanti ragazzi e ragazze anche se delle volte preferiamo far finta che non sia così. Spesso ne viene, anche, sottovalutata l’importanza perché si pensa che queste dinamiche riguardino solo gli altri, quando, in realtà, sono vissute da tutti.

Questa canzone deve essere ascoltata con il cuore, ed è la dimostrazione che non bisogna fermarsi mai alle apparenze. Sempre i tre cantanti affermano che “Il palco dell’Ariston è l’occasione per portare nella più grande vetrina che ci sia il nostro messaggio al 100%: tutti noi nella vita passiamo periodi difficili in cui si corre il rischio di autodistruggersi, ma bisogna darsi una scossa. Perché la rabbia lasci il posto alla rivalsa e alla rivoluzione.” Tanti fattori possono portare all’autodistruzione, e al giorno d’oggi accade spesso di farsi del male perché si crede di meritarlo. I tre ragazzi ci raccontano che durante la loro vita si sono salvati a vicenda, e ora il loro legame va oltre la musica. È come un legame fraterno, un legame indissolubile.

Nonostante le numerose critiche, la band si è presentata al Festival ed è riuscita a trasmettere un messaggio sociale di grande rilevanza. Al mondo, purtroppo, esiste ancora l’ignoranza e molti, al primo ascolto, si saranno messi a ridere per l’aspetto dei tre cantanti, definito da molti “anomalo”. Avranno iniziato a giudicare, a pubblicare commenti offensivi sui social, senza neanche ascoltare, una seconda volta, la canzone.

L’apparenza nella nostra società è l’unica cosa che conta e nonostante si provi a cambiare tale situazione, ogni tentativo risultano vano.

Questa canzone non sta avendo il successo che merita: avrebbe avuto più successo se non fosse stata cantata da loro? E se i tre artisti, invece, non avessero avuto questo aspetto? Chissà come si sentirebbero quei “leoni da tastiera” se quei commenti poco gradevoli che si vantano di scrivere fossero rivolti a loro. Arriverebbero, magari, ad autodistruggersi perché, tante volte, sono le parole ed il giudizio degli altri che portano all’autodistruzione.

“Questa è la storia di un’altra vita sprecata”, inizia proprio così “Autodistruttivo”. Una vita, però, che, come La Sad ci insegna, potrebbe essere salvata.

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