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Il ritorno dei togati

Trent'anni dopo i protagonisti del Pool antimafia si raccontano

La 12esima edizione di Taobuk ha offerto al pubblico la possibilità di assistere a un interessante dibattito tra alcuni dei più importanti uomini di giustizia che, con grinta e dedizione, hanno dato un grandissimo contributo all’affossamento di Cosa Nostra.
Sono intervenuti Ignazio de Francisci, Giuseppe Ayala, Gioacchino Natoli, Giancarlo Caselli e Antonio Balsamo.

Tra una domanda e l’altra hanno ricordato la nascita nel 1983 del Pool Antimafia, un’associazione di magistrati impegnati in una battaglia per il conseguimento della giustizia e della verità in un’epoca in cui faceva paura solamente pronunciare la parola “mafia”.
Hanno parlato della loro azione come di una vera e propria rivoluzione che ha visto il lavoro monocratico del giudice sostituito da un lavoro di gruppo incentrato sul dialogo e sul lavoro comune.

L’idea di formare un coordinamento di giudici è da attribuire al magistrato Rocco Chinnici, assassinato da Cosa nostra poco prima dell’avvio delle indagini portate avanti dal Pool. Fu il primo ad intuire l’importanza e la necessità di una centralizzazione capillare delle indagini e di una stretta collaborazione tra gli uomini di Stato.

Il pool antimafia poteva contare sulla professionalità di numerosi volti, divenuti un paradigma universale della lotta contro la mafia come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

La moderatrice dell’evento, Elvira Terranova ha, inoltre, voluto sottolineare come tutti i giudici intervenuti avessero l’onore di poter chiamare per nome Falcone, Borsellino e altri “eroi nazionali”: il loro, infatti, non era solo un rapporto professionale ma nel corso degli anni era nata anche una sincera amicizia. Tra una serie di informazioni più tecniche non sono mancati riferimenti ad aneddoti vissuti in prima persona dai magistrati, in particolare da Ayala. Egli non ha usato mezzi termini definendo la sua vita e quella dei suoi colleghi un’esistenza perennemente a rischio. Nonostante ciò non mancavano, però, momenti di svago che rappresentavano un antidoto alle insidie giornaliere che il loro mestiere comportava. Non ha rinunciato a raccontare delle varie beffe e scherzi di cui si rendeva complice nei confronti di Falcone, solitamente conosciuto come un uomo molto pacato ed equilibrato. Piccoli scorci che ci hanno permesso di conoscere un lato meno noto di questo personaggio.

Sono stati notevoli i risvolti ottenuti in seguito alla nascita di questa associazione. Si era reduci degli esiti fallimentari dei processi di Bari e Catanzaro degli anni 60-70 in cui i giudici, condizionati negativamente, si erano mostrati incapaci anche solo di condannare gli imputati per un semplice reato di associazione a delinquere. Il termine “mafia” rappresentava un vero e proprio stigma. Nel 1986 inizia il maxi processo, conclusosi poi nel 1992, che ha visto l’arresto di 475 imputati e 19 ergastoli. Per la prima volta si mettono da parte tutti i depistaggi, le anomalie e le risposte mancate come quelle perpetrate dal giudice Carnevale, denominato da Caselli e da gran parte della stampa italiana l’”ammazza-sentenze”. Si inizia a ricercare la verità senza alcun tipo di compromesso e a scardinare quell’inviolabilità e impunità che la mafia aveva rappresentato fino a quel momento.

Stragi come quella di Capaci e di Via D’Amelio rappresentano una delle pagine più buie delle vicende giudiziarie del nostro paese ma contemporaneamente un momento di svolta in cui si è acquisita una grande consapevolezza e unità nazionale.
Il metodo investigativo inaugurato dal Pool antimafia è del tutto moderno e innovativo e ha avuto modo di concretizzarsi in numerosi processi giudiziari contemporanei.

Alessia Chillemi

Mi chiamo Alessia. Sono molto estroversa e mi piace condividere con gli altri tutto ciò che mi accade. Amo la danza e la musica. Mi piace scrivere, stare in compagnia dei miei amici e viaggiare, esplorando sempre nuovi posti. Ho tanta voglia di vivere e amo mettermi in gioco provando sempre nuove esperienze.

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