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Ponti inverosimili e possibili

La via di Sgarbi per far “baciare” Pasolini e Caravaggio

In una Taormina baciata dal sole si apre la XII edizione della rassegna letteraria Taobuk, il Festival ideato da Antonella Ferrara che ha acquisito negli anni una notorietà sempre crescente. Il focus di quest’anno è la Verità, unica, oggettiva ma nel frattempo sfaccettata come un prisma.

Il primo giorno di rassegna si è aperto con una Lectio Magistralis di Vittorio Sgarbi, uno tra i più eminenti storici dell’arte dei nostri tempi, parlamentare e volto noto soprattutto per la sua assidua partecipazione a programmi televisivi in cui spesso va “in escandescenza” con gli interlocutori.

Intervallando il discorso con alcune tra sue citazioni emblematiche (“Capra!”, per citare la più identificativa), lo studioso ferrarese ha esposto, con spiccata fluidità, le apparentemente improbabili analogie tra due menti inquiete, due artisti geniali, vissuti a oltre tre secoli di distanza: Caravaggio e Pier Paolo Pasolini.

Sgarbi ha esordito con il definire Caravaggio come il pittore della Realtà. Questo pittore dalla vita rocambolesca, uomo armato di pennello e di spada (Nel 1606 uccise, secondo le cronache, un uomo) fu capace di trasporre sulla tela quasi il “Respiro dell’Assoluto”. Pittore di eccelsa fama quando era in vita, cadde in ombra già qualche decennio dopo la sua morte (nel 1610, di stenti, sulla spiaggia di Porto Ercole).

Secondo Sgarbi, Caravaggio è stato capace di scardinare, con la sua pittura, i canoni di perfezione imposti dall’arte rinascimentale facendosi promotore, specie nella parentesi finale della sua vita, di una tendenza ad esaltare l’oscurità cromatica. Fu quello che definiremmo un “Outsider”. I modelli delle sue opere furono i ragazzi che trovava sulla strada davanti alla sua bottega, non ebbe paura di usare persino cadaveri come modelli.

Il “trait d’union” tra Caravaggio e Pasolini è stato Roberto Longhi(1890-1970), storico dell’arte e docente presso l’Università di Bologna quando l’Ateneo era frequentato da un giovane Pier Paolo, futuro Genio cinematografico. Il Professor Longhi, proseguendo gli studi dello storico Bernard Berenson, si interessò di quel pittore lombardo dall’esistenza tormentata. Nel 1951, a Milano, curò una mostra che riscosse un successo clamoroso, contribuendo alla riscoperta del Mito di Caravaggio.

Indubbio è che il giovane Pasolini rimase estasiato seguendo le lezioni tenute da quel Professor Longhi che, in quegli stessi anni, riportava in auge Caravaggio. Nelle sue prime esperienze da regista, come fece il pittore secoli prima, scelse dei ragazzi che richiamavano i giovinetti caravaggeschi; quei “Ragazzi di vita” che tanto cercava e tanto amava. Il destino riservò a Pasolini una fine tragica. Pino Pelosi, un giovanissimo ragazzo che pare, a vederlo, l’amorino del dipinto “Amor vincit omnia”(1603), lo ha tramortito, nel corso di un diverbio scoppiato per motivi passionali a Ostia.

Il forte realismo del quale sono investite le opere di Pasolini e Caravaggio trova un terzo rappresentante nel giovane Wilhelm Von Gloeden, “Il barone Tedesco”, come amavano chiamarlo i Taorminesi di una volta. Questo proto-fotografo o ancor meglio “Fotologo”, dato che la tecnica fotografica era in piena fase di sviluppo, amava usare come modelli giovani ragazzi locali, dai tratti fisionomici peculiari, più Saraceni che Europei.

Si può, quindi, teorizzare questo trinomio di artisti, diversissimi per epoca e modalità espressive ma accomunati da questo profondo amore per la ricerca della Verità incondizionata, ἀλήθεια.

Rosario Patti

Sono Rosario e faccio tante cose. Adoro sognare, l'ironia, i libri, i pranzi di Natale ed essere autentico a 360°. Mi piace chiacchierare di Arte, di mete da esplorare e di musica. Amo la poesia e il dialogo con le persone che mi circondano.

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